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Il modello OSCE compie 50 anni

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Compie 50 anni il modello Ocse sulle Convenzioni fiscali


Ma il copyright del primo esempio di versione redatta ed elaborata spetta alla Lega delle Nazioni negli anni '20


Mezzo secolo fa, negli anni sessanta, gli accordi vigenti tra i Paesi in tema di imposte e tasse erano soltanto alcune dozzine. Oggi sono oltre 3 mila le intese e i trattati sulle doppie imposizioni siglati in accordo con i principi contenuti nell'apposito modello di Convenzione.

Il modello Ocse di Convenzione fiscale, s'impone e si presenta oggi come uno strumento essenziale nella standardizzazione e nell'assimilazione di procedure condivise, da parte dei singoli Stati sovrani, in relazione alla doppia imposizione e riguardo quindi a temi legati a imposte, tasse e tributi, oltre che redditi e capitali. Il successo del lavoro condotto nel tempo dall'Ocse ha un riscontro piuttosto preciso, dato che ad oggi sono oltre 3mila gli accordi in vigore e i trattati che mirano a evitare la doppia imposizione e, allo stesso tempo, a prevenire l'evasione e l'elusione fiscale eliminando le doppie esenzioni e che, nella loro stesura definitiva, hanno in pratica seguito con rigore le linee guida fissate nell'apposito testo di Convenzione fiscale elaborato dall'Ocse.

Una infrastruttura normativa degli scambi internazionali
In realtà, come sostengono alcuni studiosi dei trend globali, il modello di Convenzione elaborato dall'Ocse non sarebbe assimilabile a un semplice strumento rientrante nella casistica burocratica-amministrativa, in quanto rappresenterebbe piuttosto il casello privilegiato per guadagnarsi l'accesso su di una vera e propria autostrada normativa globale che, sul piano internazionale, risulta decisiva nella definizione delle transazioni finanziarie mondiali, degli scambi commerciali e degli investimenti che hanno luogo tra Stati sovrani dato che, una volta in vigore, garantiscono regole certe e condivise alle miglia di operatori privati attivi sui mercati transnazionali. Gli oltre 3mila accordi, attualmente vigenti e rinnovati ciclicamente secondo i rispettivi calendari, offrono probabilmente l'indicazione più chiara riguardo l'ampiezza e la diffusione dell'infrastruttura normativa offerta dal Modello Ocse di Convenzione fiscale sui redditi e sui capitali.

Il Modello Ocse non è l'unico
In realtà, il modello Ocse di Convenzione fiscale non costituisce, in senso assoluto, l'unico testo di riferimento. Esiste infatti anche una versione redatta ed elaborata puntualmente, nel corso degli anni '80, in ambito delle Nazioni Unite che, in verità, sembra piuttosto lontana dal poter competere con il modello di Convenzione fiscale parigino, anche se alcuni Stati l'adottano.

Dalla Lega delle Nazioni negli anni venti la prima bozza
Oltre a non essere l'unico riferimento normativo esistente sul tema della doppia imposizione, il Modello Ocse entra in scena soltanto nel corso degli anni sessanta quando il Fiscal Committee dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea (Oeec), da cui nel 1961 avrà origine diretta l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (Ocse), presenta ed elabora la bozza d'un primo modello di Convenzione fiscale che, di fatto, sarà comunque utilizzato e siglato da almeno una dozzina di Paesi occidentali, in alcuni casi in via sperimentale. Ma il copyright del primo modello di Convenzione fiscale su base internazionale spetta in realtà alla Lega delle Nazioni, quando negli anni '20 provvide a definirne una prima stesura standard. In realtà, l'esito dell'operazione non fu un successo. Infatti la Lega delle Nazioni, in mancanza d'un consenso generale sulle norme e sui principi generali da inserire nella Convenzione, venne alla fine forzata ad elaborare quattro distinti modelli di convenzione fiscale, tutti egualmente utilizzabili dai singoli Paesi. Dunque, non si raggiunse il formato unitario e standard che, soltanto, avrebbe potuto garantire certezza e uniformità nell'applicazione delle regole fiscal-finanziarie che infatti continuarono a permanere indeterminate.


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